Recensione del film: "Pasolini Prossimo nostro" (2006)
di Giuseppe Bertolucci
di Manolo Trinci
Pier Paolo Pasolini in un fermo immagine tratto dal film "Pasolini prossimo nostro"
di Giuseppe Bertolucci
In questo film-intervista il regista parmense Giuseppe Bertolucci ci mostra un Pasolini tranquillo, deciso, che descrive lucidamente il mutamento della società e dell'essere umano attraverso il dietro le quinte di "Salò o le 120 giornate di Sodoma" del 1975, scritto (inizialmente con la collaborazione di Sergio Citti, che successivamente abbandonò il progetto) e diretto da Pier Paolo Pasolini. In "Pasolini prossimo nostro" del 2006, si può scorgere l'intellettuale in tutta la sua passione e professionalità, che si lascia seguire e riprendere dalla troupe capeggiata dal giornalista Gideon Bachmann, che lo intervisterà per tutto lo speciale. Salò è un film come dirà più volte Giuseppe Bertolucci, che ancora oggi, - nonostante l'era del consumismo galoppante, della pornografia "free" di internet, della libertà fittizia, della tv spazzatura dove la donna è relegata al ruolo di "grechina"- sarebbe inconcepibile, sia solo lontanamente pensarlo che soprattutto produrlo. Ecco, inconcepibile è un aggettivo che rispecchia perfettamente l'ultima opera postuma di Pier Paolo Pasolini (morì prima che il montaggio del film fosse ultimato). Come lo stesso Pasolini ammise, Salò, oltre ad essere parzialmente ispirato al romanzo del marchese Donatien Alphonse François De Sade, "Le centoventi giornate di Sodoma", appunto, sono molte ed evidenti le citazioni e i riferimenti alla "Divina Commedia". Il film, infatti, ha una struttura che richiama l'inferno dantesco, con un "anti inferno" e tre gironi: quello delle Manie, quello della Merda e quello del Sangue. Il senso di questo film senza troppi giri di parole viene esternato chiaramente dall'intellettuale nell'intervista a Bachmann:
"Il reale senso del sesso nel mio film è quello che dicevo, cioè una metafora del rapporto del potere con chi gli è sottoposto. Tutto il sesso di De Sade, cioè il sadomasochismo di De Sade, ha dunque una funzione ben specifica, ben chiara. Cioè quella di rappresentare ciò che il potere fa del corpo umano, la riduzione del corpo umano alla cosa, la mercificazione del corpo. Cioè praticamente l'annullamento della personalità degli altri, dell'altro. E quindi un film non soltanto sul potere, ma su quello che io chiamo "l'anarchia del potere", perché nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole e ciò che il potere vuole è completamente arbitrario, o dettatogli da sue necessità di carattere economico che sfuggono alla logica comune. Ma oltre che un film sull'anarchia del potere, questo vuole essere un film sull'inesistenza della storia. Cioè la storia così come vista dalla cultura eurocentrica, il razionalismo e l'empirismo occidentale da una parte, il marxismo dall'altra, nel film vuole essere dimostrato come inesistente... beh! Non direi per i nostri giorni, lo prendo come metafora del rapporto del potere con chi è subordinato al potere, e quindi vale in realtà per tutti. Evidentemente la spinta è venuta dal fatto che io detesto soprattutto il potere di oggi. È un potere che manipola i corpi in un modo orribile, che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o da Hitler. Li manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore, istituendo dei nuovi valori che sono dei valori alienanti e falsi, i valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama un genocidio delle culture viventi, reali, precedenti".
Una drammatica, reale, lucida descrizione della fine della diversità e unicità dell'individuo. Ciò che diversificava un individuo da un altro era la professione, il luogo di nascita, il modo di vestirsi e di comunicare. Tutto ciò praticamente non esiste più, riconoscere un operaio da un medico oggi, visivamente, è quantomeno impossibile. L'ideologia "partitica" del drappo che lascia il posto alla "bandiera del vestito" come la definirà Pasolini, l'ideologia del consumo, o di un certo tipo di prodotto, fieramente esternato.
Audio tratto dal documentario di Lorella Zanardo,"Il corpo delle donne"
Una trasposizione quindi, sul grande schermo dell'anarchia del potere, che manipola i corpi, che rende l'individuo un corpo inerme sotto i dettami del potere, che lo spinge a consumare formaggini e brodi, definiti nel film di Bertolucci dal poeta bolognese, della vera e propria merda. "Pasolini prossimo nostro" mostra un intellettuale nonostante le forti censure, polemiche e attacchi subiti quotidianamente, tranquillo e concentrato nel suo lavoro, con la sua voce inconfondibile, calma e soave, che dirige una troupe che opera in modo serio e meticoloso sotto la sua supervisione. E' interessante scoprire come l'avvenirista intellettuale tocchi argomenti attualissimi oggi, non solo quelli legati all'omologazione e al consumismo, ma anche quelli legati alla coppia eterosessuale unica e sola accettata socialemente. La coppia monogamica eterosessuale, costruita dalla società dei consumi, in modo tale da farla anch'essa consumare, di creare dei prodotti per la coppia unica, obbligatoria e limitante. In Salò lo scrittore non cercava la spontaneità e la genuinità che i volti dei "Ragazzi di vita" gli garantivano, e che gli hanno garantito in passato fantastici risultati (vedi "Accattone"), ma dei professionisti nel senso puro del termine. Per questo la scelta cadde su attori di spessore come Paolo Bonacelli. "Salò o le 120 giornate di Sodoma" è un film maledetto oltre che inconcepibile. Il film subì devastanti contestazioni e censure in ogni dove. Dopo qualche settimana dalla sua uscita in Italia, fu sequestrato dal Procuratore della Repubblica di Milano, che aprì un procedimento penale contro il produttore Alberto Grimaldi. Durante la lavorazione di quest'opera furono rubate addirittura le bobine del film, un gesto atto a sabotare, a nascondere, a far tacere... gesto tutt'ora irrisolto, e che forse costò la vita al poeta. Pasolini ne aveva tanti di nemici, anche tra i suoi "colleghi" intellettuali, quindi non è semplice riconoscere "la mano" di questo ignobile gesto. Questo film è tuttora inedito nelle televisioni "in chiaro", solo una tv a pagamento, la scomparsa Stream, ebbe il "coraggio" di mandarlo in onda nel lontano, ormai, 2 novembre 2000 per i 25 anni della morte dello scrittore. L'opera pasoliniana ispirata al romanzo di De Sade, non è rivolta a tutti, perché non verrebbe capita, soprattutto da una mente semplice che concepisce il cinema non come Arte, ma come semplice passatempo, da storia romanzata con un bel lieto fine infiocchettato.
Il film completo "Pasolini prossimo nostro" di Giuseppe Bertolucci
Fabio Volo legge una bellissima lettera che un partigiano Paolo Braccini (Verdi), condannato a morte, scrisse alla figlia.
Gianna, mia figlia adorata, è la prima ed ultima lettera che ti scrivo e scrivo a te per prima, in queste ultime ore, perché so che seguito a vivere in te. Sarò fucilato all'alba, per un ideale, per una fede che tu, figlia mia, un giorno capirai appieno. Non piangere mai per la mia mancanza, come non ho mai pianto io: il tuo babbo non morrà mai. Egli ti guaderà, ti proteggerà egualmente: ti vorrà sempre tutto l'infinito bene cheti vuole ora e che ti ha sempre voluto fin da quando ti sentì vivere nelle viscere di tua madre. So di non morire, anche perché la tua mamma sarà per anche il tuo babbo, quel tuo babbo al quale vuoi tanto ben, quel tuo babbo che vuoi tutto tuo, solo per te e del quale sei tanto gelosa. Riversa su tua madre tutto il bene che vuoi a lui; ella ti vorrà anche tutto il mio bene , ti curerà anche per me, ti coprirà dei miei baci e delle mie tenerezze. Sapessi quante cose vorrei dirti, ma mentre scrivo il mio pensiero corre, galoppa nel tempo futuro che per te sarà, deve essere felice. Ma non importa che io ti dica tutto ora, te lo dirò sempre, di volta in volta, colla bocca di tua madre nel cui cuore entrerà la mia anima intera, quando lascerà il mio cuore. Tua madre resti per te sempre al di sopra di tutto. Vai sempre a fronte alta per la morte di tuo padre.
L'innaturalità della monogamia, il possesso che porta alla violenza
In questi giorni nei telegiornali di tutte le reti, traboccano servizi riguardanti la violenza di coppia. Fior fiore di criminologi, sociologi e psicologi, occupano i divani di tutte le trasmissioni tv, pagati profumatamente, per dire cose che non portano a nulla, parlando del caso specifico solamente, senza guardare la totalità della cosa, guardando il dito e non la luna, insomma. Nessuno dice - forse hanno soltanto timore di dire -, per non andare contro le tradizioni, ma soprattutto per non mettere in discussione la loro vita coniugale monogamica, che il possesso, la violenza, come gli stalker, nascono perché in questa società (mi limito al suolo italico) non esiste la cultura dell'amore, ma solo il possesso dell'altra persona. Qualsiasi cosa creata dall'uomo: dalla casa, al cibo, ai vestiti, per finire all'amore, invenzione culturale dell'uomo, (maschera dell'istinto sessuale come affermava Arthur Schopenhaur, nei suoi scritti) difetta sempre di qualcosa, non è mai perfetta. La monogamia monolocale, come la convivenza, il matrimonio e l'amore esclusivo, sono invenzioni dell'uomo, quindi sono imperfette e creano patologie, disagi e tensioni, inevitabilmente. Basti guardare le statistiche, avvengono più omicidi in famiglia, che per mano della mafia. Perché l'amore monolocale esclusivo, è un contesto innaturale, visto che la monogamia eccetto qualche rarità, in Natura NON esiste. Finché le persone si chiuderanno nell'amore esclusivo, nelle violenze, e nei possessi di ogni genere, come la convivenza e il matrimonio (vere e proprie gabbie), le violenze non cesseranno, e lo scotto lo pagheranno sempre le donne, purtroppo, visto che fisicamente sono il sesso debole. Bisognerebbe far cessare queste tradizioni, che ormai nel 2012 non portano a nulla, anzi creano problemi e disagi negli esseri umani. L'amore libero è l'unica soluzione, e non deve essere per forza finalizzato nell'atto sessuale del libertinaggio più becero, può essere anche un'amore mentale, dialettale, intellettuale o epistolare, l'importante è che ci sia. Ogni essere umano dovrebbe avere un territorio smisurato di affetti, tanti amori e tante amicizie, questa è la cura, l'unica Cura.
La libertà e l'amore vanno a braccetto, nessuno appartiene a nessun altro se non a se stesso. Ricordiamocelo sempre.
"Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un
anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora
più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli
indispensabili."
"Secondo
me, tutte le grandi religioni nascono da singoli individui che si sono
ritrovati in contatto con una realtà spirituale e che si sono sforzati
in seguito per mantenere vivo quel sapere. Quasi tutto si perde in
dogmi, cerimoniali e gerarchie. Le religioni sono fatte così. Ma alla
fine ha ben poca importanza l'esposizione del concetto se si è afferrata
la verità essenziale, e cioè che dentro ognuno di noi ci sono risorse
infinite, il potenziale per una condizione dell'essere superiore, un
fondo di bontà."
1. Eliminare i sensi di colpa. 2. Non fare della sofferenza un culto. 3. Vivere nel presente (o almeno nell’immediato futuro). 4. Fare sempre le cose di cui si ha più paura; il coraggio è una cosa che s’impara a gustare col tempo, come il caviale. 5. Fidarsi della gioia. 6. Se il malocchio ti fissa, guarda da un’altra parte. 7. Prepararsi ad avere ottantasette anni.
"Chiudere
un'anima in uno scatolone buio non è giusto. E' quello che accade quando
muori,ma finchè vivi, finchè ti resta dentro un po' di energia, hai
l'obbligo verso te stesso e verso tutto quanto c'è di più sacro al mondo
di non cedere a queste umiliazioni"